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Tragedia di Cardito, la vergogna dei commenti Facebook

Tanto odio nelle parole rivolte dai lettori che sui social media si stanno esprimendo sulla drammatica vicenda. Nel mirino Tony e la compagna

Si sa che alcuni fatti di cronaca, soprattutto quelli più cruenti, scatenano forti emozioni all’interno di quella sfera denominata come “opinione pubblica“. Spesso questi sentimenti sono dettati dall’istinto e dell’emotività, quindi molte delle volte, sono espressi con poco raziocinio. Ma rappresentano lo stesso un campione di popolazione del Paese. O meglio, descrivono una parte del contesto socio – culturale nel quale si sviluppano alcuni dibattiti.

L’ultimo esempio è dato, purtroppo, dal dramma di Cardito. Il piccolo Giuseppe, 7 anni, è morto a causa delle violente percosse subite con una mazza da scopa. Il presunto carnefice sarebbe il compagno della madre, il 24enne Tony Essobdi Badre. Quest’ultimo, in preda ad un forte raptus di follia, non solo avrebbe ucciso il bambino ma anche mandato in ospedale la sorellina di 8 anni, la povera Noemi vittima di fratture e contusioni.

Tony è il compagno della madre di GiuseppeNoemi. I due avrebbero una figlia di 4 anni. Da quello che sta emergendo sembrerebbe che il loro sia un rapporto burrascoso e caratterizzato spesso da episodi di violenza. Questo, unito al tragico episodio e alle origini tunisine dei genitori di Tony, hanno scatenato l’odio dei social network. Infatti, come spesso accade – e soprattutto in merito alle recenti questioni di attualità – su Facebook molti degli utenti che hanno letto le notizia hanno espresso la loro opinione attraverso commenti rabbiosi e pieni di cattiveria.

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Ovviamente non ci sono attenuanti per l’assassino di Giuseppe. Chi commette un crimine deve pagare a maggior ragione se compiuto volontariamente e nei confronti di un bambino. Ma leggere parole così pregne di rancore, da parte di chi augura la morte in modo così semplice – quasi come bere un bicchiere d’acqua – lascia spiazzati e fa riflettere molto. Ma il problema più grave è un altro. Al di la della componente razziale che caratterizza il presunto assassino, tanti commenti sono stati destinati alla madre. E la cosa incredibile è che molti di essi sono stati scritti da altre donne.

Esatto, in barba al femminismo e ai vari movimenti MeToo. Una mamma che ha perso un bimbo ed ha rischiato di non vedere più neanche la figlia più grande, è stata mandata anche lei direttamente al patibolo. La sua colpa, leggendo i numerosi commenti, è stata quella di aver intrapreso una relazione con Tony, di avergli affidato i bambini e di non aver mai denunciato nessuna violenza. Appello ai detenuti a parte, affinché diano al carnefice la giusta punizione una volta in carcere, ma chi siamo noi per giudicare una donna e la sua vita?

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È evidente che, nonostante questa massa di persone sia stata mossa dall’amore per quei bambini e dalla rabbia per ciò che è successo, molta gente è in grado di esprimere le proprie opinioni ed emozioni, solo attraverso odio e violenza. Sarà una delle conseguenze negative della modernità, fatta di muri, chiusure, egoismo, click e tweet. Per fortuna non è sempre così e mi piace ricordare quanto la forza travolgente del web sia stata di aiuto al piccolo Alex e alla sua famiglia affinché il trapianto andasse bene e gli salvasse la vita. Un episodio di grande umanità e solidarietà, quello di cui avremmo tutti bisogno in questi tempi bui.

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