Ucciso in un agguato a dicembre del 2016, Raffaele Pisa è fratello di Gianluca, arrestato il 31 gennaio 2017 in seguito ad un’operazione delle forze dell’ordine e oggi ai domiciliari. Raffaele è stato vittima di una raffica di colpi all’interno di una circolo ricreativo in un traversina di via Giorgio Grassi, a pochi metri dalla Casa della Cultura, nel quartiere Pianura. Dall’arresto del fratello, a causa di un suo coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, sono emersi nuovi e interessanti dettagli rispetto sia alla morte di Raffaele che alle dinamiche criminali che riguardano il quartiere a Ovest di Napoli.
Infatti, l’agguato è avvenuto nel territorio controllato dal clan Pesce – Marfella ma agli inquirenti non risultava che Raffaele Pisa fosse direttamente coinvolto in attività criminali o direttamente imparentato con qualche camorrista. Gli investigatori hanno ipotizzato che Raffaele avrebbe pagato le frequentazioni con alcuni pregiudicati vicini al boss Salvatore Romano, detto Muoll Muoll e reggente del sodalizio dei Mele.
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Invece, nell’ordinanza della procura in cui sono specificati i dettagli dell’operazione che ha portato alla “decapitazione” delle organizzazioni criminali di Pianura, è riportata una confessione che Gianluca Pisa ha reso agli inquirenti. Dichiarazioni che dovrebbero chiarire molti aspetti relativi all’omicidio del fratello. Infatti, l’uccisione di Raffaele potrebbe essere stato un atto di ritorsione nei suoi confronti da parte del clan Pesce-Marfella. Quest’ultimo non avrebbe tollerato le frequentazioni di Gianluca con gli esponenti del sodalizio dei Mele, il cui boss è stato poi arrestato lo scorso febbraio per detenzione illegale di armi.
Un’altra ipotesi al vaglio degli investigatori è l’attività di spaccio di droga “non autorizzata” che Gianluca Pisa avrebbe messo in piedi all’insaputa dei Pesce – Marfella. Droga acquistata al Rione Traiano grazie al rapporto con Giuseppe Ivone, noto trafficante della zona e padre della ex compagna di Gianluca. Ha dichiarato quest’ultimo: “Mi chiedete se sia a conoscenza di eventuali problemi con terze persone che mio fratello potesse avere avuto ed io vi rispondo che lo escludo categoricamente, anzi, con ogni probabilità se avesse dovuto uccidere qualcuno della mia famiglia, sarebbe stato più logico se avessero ucciso me perché sostanzialmente in passato ho ricevuto delle minacce da soggetti legati al clan Marfella perché, avendo dei rapporti di parentela acquisiti con Giuseppe Ivone noto trafficante di droga del Rione Traiano (padre della mia ex compagna) ipotizzavano che io approfittassi di tale situazione per gestire una piazza di spaccio di droga nella zona di Pianura. Ricostruendo tali minacce posso dirvi che due o tre mesi prima che Salvatore Marfella venisse arrestato nel luglio 2015, fui avvicinato da lui, Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale e Maurizio Legnante alias “talebano”. Mi fermarono in Corso Duca D’Aosta mentre si trovavano a bordo di un’autovettura Nissan Juke di colore bianco e, discesi dalla stessa, mi bloccarono e Salvatore Martella mi chiese con tono minaccioso se io effettuavo la vendita di droga al telefono; io risposi in maniera negativa e lui, non credendomi, mi disse che prima o poi mi avrebbe acchiappato“.